Cappotto termico e muffa: perché a volte peggiora invece di risolvere
Il cappotto è la soluzione definitiva ai muri freddi, ma non all'umidità dell'aria. Ecco quando risolve la muffa, quando la sposta e quando la crea.
Un cappotto esterno ben eseguito alza la temperatura interna delle pareti di diversi gradi e cancella la maggior parte dei ponti termici. Per la muffa da condensa è la cura più efficace che esista. Eppure riceviamo chiamate da case appena isolate con muffa nuova. Le ragioni sono tre, e sono tutte prevedibili.
1. La casa è diventata più stagna
Il cappotto, spesso insieme a nuovi infissi, riduce le infiltrazioni d'aria. Con meno ricambio l'umidità relativa sale e le poche superfici ancora fredde diventano il punto di condensa. È lo stesso meccanismo della muffa dopo il cambio finestre: senza ventilazione controllata l'acqua prodotta in casa non ha più dove andare.
2. I ponti termici residui
Il cappotto copre la parete, ma ci sono punti che spesso restano scoperti: le spalle e i sottodavanzali delle finestre, i balconi passanti, il cordolo del piano terra sotto la quota del cappotto, l'attacco con il tetto. Prima dell'intervento erano freddi come tutto il resto; dopo sono gli unici punti freddi e concentrano tutta la condensa. La termografia dopo il cappotto è il modo per trovarli.
3. Umidità intrappolata nel muro
Se il muro era già umido per risalita o infiltrazione, un cappotto poco traspirante (EPS su muro bagnato) rallenta l'evaporazione verso l'esterno e spinge l'umidità verso l'interno. Il risultato è intonaco che si sfarina e muffa in basso, più di prima. Regola: prima si risolve l'umidità nel muro, poi si isola.
Cappotto interno: pro e contro
Quando l'esterno non si può toccare (condominio, vincoli, facciate storiche) si isola dall'interno. Funziona sui punti critici, ma va progettato: senza barriera al vapore corretta, l'umidità dell'aria attraversa l'isolante e condensa sul muro freddo dietro il pannello, dove non la vedi. Materiali come il silicato di calcio o i pannelli minerali capillari gestiscono meglio questo rischio perché assorbono e rilasciano l'umidità invece di intrappolarla.
Cosa fare se hai muffa dopo il cappotto
- Rilievo termografico dall'interno per localizzare i ponti termici residui.
- Misura dell'umidità dell'aria e delle pareti: se l'aria è sopra il 60%, la priorità è la ventilazione.
- Verifica dell'umidità in profondità nel muro alla base: se c'è risalita, va fermata con la barriera chimica.
- Correzione localizzata dei punti freddi dall'interno.
- Bonifica della muffa presente (come si toglie).
Domande frequenti
Il cappotto fa “respirare” meno la casa?+
Le pareti non “respirano” in senso utile: il ricambio d'aria avviene da finestre e fessure, non attraverso i muri. Il cappotto riduce le fessure; il ricambio va garantito con la ventilazione, non con pareti porose.
Meglio cappotto esterno o interno contro la muffa?+
Esterno, quando possibile: elimina i ponti termici e non riduce lo spazio. Interno solo con progetto, barriera al vapore corretta e materiali adatti.
Ho la muffa in basso dopo il cappotto: è colpa dell'isolamento?+
Probabilmente il muro aveva già umidità di risalita e il cappotto ha ridotto l'evaporazione. Serve misurare in profondità e, se confermata, bloccare la risalita.
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